Un ricordo di Araldo Gambini

(continua:)

Eri di quella schiera di compagni che seppur ormai quarantenne non ha esitato di farsi
felicemente ubriacare dalla ribellione giovanile del ’68, prologo di quell’autunno caldo
che ti ha visto protagonista, dentro il cantiere navale con il sindacato, fuori con il gruppo
del Manifesto diventato per te una specie di seconda famiglia, dalla quale non ti sei mai
separato.E’ con questo spirito che hai attraversato la tua vita, è con questo spirito che in
tempi difficili, per certi versi simili agli anni cinquanta, come gli anni ottanta, hai deciso di
avviare con noi una nuova esperienza, hai voluto imboccare una nuova strada, una
strada non facile, quando andava di moda abiurare e pentirsi.Hai dato vita al nostro
Circolo, il Laboratorio Sociale che in questi anni è stato per tanti compagni e compagne
di Ancona un punto di riferimento fondamentale, una specie di rifugio di montagna contro
le intemperie che attraversavano il mondo e che travolgevano la sinistra.Scorrono
davanti ai nostri occhi i tanti dibattiti, le tante manifestazioni organizzate dal circolo, fino
ad arrivare alla nascita di una nuova leva di militanti, di una nuova stagione di lotte da
Genova fino alla marce pacifiste contro la guerra in Iraq.Araldo sei stato un giusto,
sempre impegnato sino alla fine per la giustizia sociale e per la difesa dei più deboli a
partire dalla classe operaia che tanto amavi e di cui sei stato parte importante nei consigli
di fabbrica, nella Cgil e in particolare nella Fiom.Sei stato coerente con le tue idee e i tuoi
valori che sono anche nostri, non hai mai ceduto alle lusinghe carrieristiche e ai vantaggi
personali, ma sei rimasto sempre fedele a te stesso e ai tuoi principi.Nel dolore di questo
terribile momento, ci conforta sapere che hai vissuto gli ultimi momenti della tua vita
accanto ai tuoi familiari e in particolare a tua figlia Gaia che tanto amavi e che con tanto
amore ti ha ricambiato fino in fondo.Caro Araldo non ti nascondiamo che quando ci
siederemo nella nostra stanza di Via Cialdini ci sentiremo più soli, molto più soli.Ma
come tu ci hai insegnato la vita vale la pena di viverla con la forza e la coerenza dell’
impegno, per provare a cambiare un mondo, oggi più che mai tremendamente ingiusto.
E noi caro Araldo continueremo, con una ferita nel cuore che non si rimarginerà, ma
consapevoli che tu questo volevi.Continueremo a lottare anche per te.

Ciao Araldo.

Daniele Dubbini e i compagni del Laboratorio Sociale
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