Un ricordo di Araldo Gambini

Quando un sindacalista della mia generazione deve ricordare una figura come quella di
Araldo è colto da un, credo comprensibile, imbarazzo.Non ero ancora nato quando
Araldo, appena ventenne veniva eletto nella Commissione Interna del Cantiere Navale.
Anche se attraverso i libri ed i racconti diretti, quelli della mia età conoscono le condizioni
in cui, si svolgeva l’attività sindacale in fabbrica negli anni cinquanta: gli anni della
repressione antisindacale ed operaia, gli anni dei licenziamenti per rappresaglia, gli anni
dei reparto confino e degli spostamenti arbitrari di reparto, di cui fu vittima anche Araldo
appena eletto nella Commissione Interna; anche se conosci tutto questo, sai che è
difficile pure con la massima immaginazione, descrivere realmente la grandezza del
valore e del sacrificio di chi come Araldo in un periodo difficilissimo come quello, ha
lottato da protagonista per la conquista dei diritti per il miglioramento delle condizioni dei
lavoratori in fabbrica e nella società.Io ho avuto la fortuna di conoscere Araldo nella metà
degli anni 80, quando Araldo era già andato in pensione ma era ancora impegnato a
dare il suo contributo alla sua categoria, la FIOM, coordinandone l’attività della
formazione sindacale.Era un impegno per quegli anni non così comune nel sindacato,
ma Araldo aveva avuto l’intuizione e quindi la convinzione che la formazione dei quadri
sindacali era decisiva: per la loro crescita individuale e per qualificare l’iniziativa
sindacale nei posti di lavoro. Un impegno che svolgeva con passione ed con il rigore che
lo distingueva.Attraverso i numerosi corsi 150 ore, che ha organizzato coinvolgendo l’
Università di Ancona, Araldo ha fatto incontrare il sindacato con tanti giovani lavoratori.
Un rapporto, che Araldo riteneva strategico e per il quale si è sempre impegnato, come
quando nelle lotte sindacali del ’68 fu protagonista del raccordo tra il movimento operaio
e quello studentesco cittadino.C’è oggi un peggioramento delle condizioni di lavoro,
soprattutto per i più giovani, che certo sono ben lontane da quelle degli anni 50, ma che
rappresentano per il sindacato di oggi, una ragione d’impegno nuovo e straordinario ma
anche una ennesima dimostrazione che non esistono diritti conquistati una volta per tutte
ma che occorre costantemente difenderli ed adeguarli ai cambiamenti.E’ questo il modo
migliore, per quelli della mia generazione, di valorizzare e non disperdere le conquiste
di cui oggi i lavoratori possono disporre, grazie all’impegno di compagni come Araldo.
Ho visto l’ultima volta Araldo durante la manifestazione regionale dei metalmeccanici;
abbiamo fatto un lungo tratto di corteo insieme. Questo per me rimarrà il miglior modo
per ricordarlo: mentre manifestava insieme ai lavoratori metalmeccanici per i quali ha
tanto combattuto.Per te Araldo è stato l’ultima manifestazione, noi ne faremo altre ci c’
impegneremo a farle anche per te. Ciao Araldo.


Marco Manzotti, segretario Camera del Lavoro CGIL di Ancona
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